| FOGLIE |
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| Scritto da Andrea Giampiccolo | |||||||||
luogo: Milano, parco nord I. Impiccato, sostenevo le ragioni del mio discorso: in quel momento appesa con me Quando ero piccolo spegnevo le ansie del mattino e non esiste alba. i miei pensieri
II. L'azzurro talvolta AH potessi vedere E neanche io sento più il dolore mentre guardo dall'ultimo piano dell'ospedale Le alpi sullo sfondo sono
III. Il suo sguardo d'amore é un coltello per questo cordone che mi lega all' albero e non c´e´ affetto nel frusciare delle foglie, e cosi impiccato mi chiedo: "perchè da quassù non vedo il mare?" " si stenda sulla brandina e si spogli!" Mi siedo esterefatto, su lenzuole fredde come foglie di notte, mi tolgo la camicia, e poi la pelle. Dentro c'è un marinaio, che scruta l'orizzonte e accanto una ragazza, forse innamorata, ma annoiata. Il marinaio guarda il mare, ne bacia la guancia, mentre si domanda dove sia la terra ferma " Ma lei chi é?", chiedo preoccupato " io sono il dottore, lei ha il mare dentro, e dobbiamo rimuoverlo." La fanciulla si appoggia al bordo della nave, e sospira perchè il mare è calmo e non c'è vento che trasporti l´odore del sale, ma io barcollo sulla fune e un onda improvvisa, silenziosa come un sicario nella notte, le scuote la camicetta contro il seno e forse il cuore. "dottore, perchè non provo dolore?" " perche lei ha il mare dentro, e dobbiamo rimuoverlo" La fanciulla guarda altrove e con le dita disegna nell'aria i suoi sogni, mentre il marinaio bacia il cielo. Lontano dal mare le luci dei fari illuminano di tanto in tanto il mio palconescenico e la corda, e ogni volta il buio e poi la luce. Cosí senza un senso, sfrecciano le auto nell`autostrada accanto, come moscerini che sanno della morte vicina, i miei unici spettatori, in un odore intenso di nafta e di foglie. Il marinaio vorrebbe abbracciare anche una nuvola ma il vento comincia a soffiare. La fanciulla dopo aver disegnato un cuore lo soffia via sul mare, e il mio cuore scompare, come al largo un messaggio in bottiglia, con la nuvola del marinaio al seguito. Rimane al marinaio il cielo e la sua guancia azzurra Io barcollo di nuovo sulla fune e il marinaio cade indietro ed il mio cuore é inghiottito da un onda anomala, come un ultimo respiro. La fanciulla guarda il mare che inghiotte se stessa e piange con lacrime e cristalli. Il marinaio per terra la guarda e i suoi sguardi si rifrangono in arcobaleni, tremolanti come il mare increspato. Il medico: "perché vuole morire?" “Ho bisogno di un’ anziana donna che conservi le mie lettere per l'eternità” “Io le posso solo sistemare un bellissimo comodino, nella sua stanza d’ospedale. E comunque lei non ha che farsene del mare! se ne sbarazzi!” Il marinaio la bacia Con la stessa solerzia Con cui ammaina una vela. Non vi sarà mai nè una lettera nè nessun comodino, solo un bacio che veleggia lontano sui tramonti fino a perdersi col mio cuore “Dentro ho un bacio, ma non ne sento l’eternità. Dottore, perché non mi visita? Mi controlli il polso per favore?” "No, lei non è malato, perche appeso sulla corda è il paziente perfetto, che non ha ricordi o lettere! Lei non è malato, ha solo il mare dentro! Se tutti fossero come lei il mio lavoro sarebbe facile: un suicidio e via… Ma lei ha quel dannato mare dentro! Adesso devo andare, ho una vecchia paziente in fin di vita. Devo esser sicuro che anche lei non abbia il mare dentro, ma solo tanta terra, tanti strati di terra che nessuna lettera in mezzo mai potrà prendere il largo. Lei, come la vecchia, dovete tornare terra, fossile e pietra di cimitero." Nel secondo piano dell’ospedale un uomo calvo subisce la figlia inviperita che grida contro il mondo che la trova grassa e con le rughe. Lui vorrebbe dire Che lei ha sempre sorridenti treccie E un passo fresco di cerbiatta, ma tutte le rughe del mondo non gli danno il permesso di pronunciare parola. Preferisce sorriderle, darle un bacio con il pensiero, ma ci sono le rughe accanto, sopra e sotto, ovunque. Quando la figlia va via, le rughe vanno con lei, e lui ritrova il suo cassetto del comodino. Sospira!! Con le rughe se n’è andato il presente, il dolore e la sua vecchiaia. Il cassetto si apre ed una coccinella tinge di rosso un punto della flaccida e pallida pelle di questo ospedale. Ho un bacio dentro! E’ come una conchiglia Sulla spiaggia. Il marinaio si china, la raccoglie e l’ascolta: c'è dentro una vecchietta che si stringe al seno le sue lettere d'amore, e il volo di una coccinella. L’uomo calvo raccoglie Il fermacapelli a forma di coccinella E ne osserva il movimento e il timido volo fra le sue dita. Un amata, in qualche lontano atollo, del mio mare, avrà sulle sue di dita dato il dono del volo a questo inerte oggetto. Chissa come? Con un sospiro? Non ha importanza, in ogni caso adesso vola fra mondi, dita e di sguardi galassie, di cui solo un innamorato può esserne il Dio.
IV. Ti amo. L'azzurro talvolta si spiega in piccole gocce e piove. Ma stanotte non è possibile, il cielo non esiste e c'è lo stesso buio fra me e la malinconia: Non vedo più luce ma solo il silenzio, di quello che, spero, siano i baci delle stelle
Ha potessi vedere la sofferenza luminosa delle loro labbra, lame ficcate contro il cuore crudele del nulla, una via lattea ormai svanita: una costellazione spenta che morendo non grida più fuliggine e malinconie. E neanche io sento più il dolore del parto e del pensiero e mi manca il grido dell'Impiccaggione dentro, proprio ora che, facendo le valigie verso la ragione dell'uomo, sento meno la mia carne che fuma, sento solo la mia brace, erba e cimitero che grida per il suo mancato pasto e fosso. ----------------- Dispero mentre il cielo abbandona del tutto Milano al controllo della luce elettrica e dei lampioni sul marciapiede. Gli alberi ne parchi rimangono come un corpo estraneo, un tumore sull'asfalto pulito. "sono appeso alla malattia di questa città, e solo la febbre della diversità potrà allentarmi il laccio al collo e far ricircolare il sangue e la via lattea". E' proprio la malattia, che ci vive addosso, l'anima che ci cresce sulle ginocchia e ci racconta favole e piacevoli orrori, accarazzandoci con rughe e baci. Ricordo quando con il mio grembiule di malato correvo fra i corridori dell'ospedale e dell'infanzia. Ricordo quando abbagliato dal bianco delle pareti ho dato il mio primo bacio: talmente era bella che non posso ancora nei sogni non regalarle fiori e germi. La febbre mi ha guarito e come prima medicina ho ingoiato la notte e maledetto i sogni con il sudore dell'insogna. Nessuna donna mi ha baciato cosí intensamente, come l'alba sudata al mattino, fra le calde coperte dell'assenza, come il ghiaccio della falce fra le lacrime degli infermi. Milano ha una vita di cemento e spazzatura e tante cliniche private di dolore e fantasia, e anche gli alberi di questo parco sono matti: guardano le ventiquattrore in cappotto lungo e appoggiando il mento sulle proprie foglie borbottano un' espressione gialla d'autunno, E´ l`alba e via gíu i capelli, e la pazzia ed il freddo inizia ed io solitamente mi risveglio, al cadere delle foglie, fra le coperte calde dell'assenza Quando fa freddo, a Milano non si vede il cielo, solo l´anima degli alberi spogli. Sotto le luci dell'ospedale, le urla della sala parto, le corse delle infermieri con su la lettiga i nostri sogni agonizzanti e striscianti, come vermi malati, non piú esche per l'ingenua felicitá, ma semi della mia malinconia! Al primo piano una vecchietta tende la mano al nipote: su ogni ruga delle dita un mucchio di petali di margherita, su ogni macchia della pelle un bimbo non nato. Sul suo sorriso peró ogni anziano che ride, un mazzo di fiori per l`amore rinato, con scarpe da tennis ed un lieve odore di prato, vermi e concime. Al secondo piano la malattia visita un paziente e con sguardo severo ne annuncia la fioritura, mentre un medico con occhiali da sole vede solo il chiaro di luna e prescrive nuvole e crisantemi. Quando una persona ti bacia ti ammala, ti dona una ruga in piú e tanti petali di malinconia. Quando la malattia s'ínnamora, ti bacia, ti dona il quinto sorriso e tanti petali di malinconia Non riesci a contarli tutti, ma son tanti quante le vene che ti si ingrossano e rimani come uno strozzato ruscello fra le sponde del "muoio o non muoio", perché hai le vene ingrossate di petali di margherita. Quando una persona ti bacia le labbra e le interiora si sussurranno a vicenda: "muoio o non muoio". Adesso canto la filastrocca di una margherita e mi sfoglio dei miei petali mentre guardo dall'ultimo piano dell'ospedale il paesaggio e gli occhi riflessi della gente. Le alpi sullo sfondo sono la dentiera per il sorriso mancato di un gigante e il cielo è la gola che deglutisce gli sguardi. Chissà se esiste un dottore su questo piano che ha per pareti nuvole e per luce la mia fantasia? Avrá i denti grigi come la malattia o solo un profumo di alloro bollito? O forse somiglierá a questa corda morta che invidia il mio respiro. Appeso a questa corda mi sento come all´ultimo piano di un ospedale. Non c´é finestra che non sia un suicidio e non c´é una porta aperta che non sia un sorriso, ma le scale sono come la gola che deglutisce gli sguardi. L`unica salvezza é la malinconia, e lo sguardo di una rugosa fanciulla, che posa il ricordo della verginitá ,come una lettera di un amore morto, nel cassetto del comodino accanto alle medicine.
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| Ultimo aggiornamento Sabato 21 Gennaio 2012 18:30 |
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