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La fine della storia Stampa E-mail
Scritto da Rosaria Distefano   
Indice
La fine della storia
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Senza capire cos'era successo, la donna sollevò appena la testa, gli occhi socchiusi. Tre visi sconosciuti le stavano davanti e la scrutavano preoccupati.

«Si sveglia, si sveglia», stava dicendo uno di quei visi.

Amelia non riusciva a ricordare dove fosse. Sentiva un peso sullo stomaco e respirare le provocava un dolore acuto al petto. Sentiva gli occhi gonfi e tenerli aperti, con quella luce strana, le costava fatica. Sentiva una delle proprie gambe ripiegate sotto di sé e un braccio estraneo che le sosteneva la schiena. Avrebbe voluto guardare in faccia quelle persone e chiedere loro cosa diamine fosse successo. Le girava la testa, però, e focalizzare i pensieri era ancora difficile. Sentì un panno freddo che le veniva posato sulla fronte e cercò di tirare un sospiro di sollievo.

Man mano che la confusione nella sua mente si diradava, Amelia cominciò a guardarsi attorno, gli occhi appena un po' più aperti. Scoprì così che dei tre visi, due appartenevano a delle donne, mentre il braccio che la sosteneva era di un uomo dai capelli brizzolati e il viso scuro. Le due donne erano le amiche di Amelia, che preoccupate si alternavano nel posarle dei panni bagnati sulla fronte e le guance. La luce, forte e brillante, era quella del sole d'agosto, che picchiava oltre la tettoia di paglia. Amelia scoprì anche di essere distesa sulla sabbia nuda.

 

«Che succe... che succede?», riuscì a dire.

«Sei svenuta. In pieno stile da romanzo d'appendice, tesoro!», disse Giulia, la sua migliore amica.

Amelia ridacchiò appena. Finalmente i suoi occhi riuscivano a tollerare la luce.

«Ci ho provato per anni a scuola, senza riuscirci mai e doveva andarmi a capitare qui in Giamaica? - disse lentamente - Ho mangiato vero? Non ho fatto la sciocchezza di saltare...»

«No, no - la rassicurò Giulia - hai fatto colazione stamattina. Non ti preoccupare.»

«Ci hai fatto prendere uno spavento! - si decise a dire l'altra amica, Fernanda - Per un attimo abbiamo pensato che volessi attrarre quel bel giovanotto lì, quello con i pantaloncini attillati...»

Amelia scoppiò a ridere, ormai pienamente in sé. «Oh Dio, Nanda! Ma che dici, potrei essere sua... be', diciamo sua zia, ecco!»

Intanto il signore giamaicano aiutava Amelia a mettersi seduta.

«Thank... you gentle...», cominciò quindi, nel suo inglese maccheronico.

Giulia le venne subito in aiuto, ringraziando Willy per lei. Amelia sbuffò.

«Ti giuro che quest'anno lo faccio. A costo che ci vediamo la notte, Giulia, ma m'insegnerai questa dannata lingua! Vedrai se non lo facciamo!»


 
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