| L'eternità, ovvero Ozu secondo M. Barbery |
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| Scritto da Andrea Giampiccolo | |
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Riporto una pagina del libro "l'eleganza del riccio" di Mauriel Barbery, che spiega attraverso un suo personaggio ciò che il cinema di Ozu riesce ad essere e rappresentare. Già in un mia passata recensione parlavo di Ozu e della sua maestria nel ritrarre l'Umanità nella sua definizione più intima. Ma Barbery esprime lo stesso concetto intrecciando gli stessi dialoghi dei protagonisti dei suoi film. E non si può discutere del senso dell'umanità in Ozu, del movimento della vita, senza discutere del concetto stesso di eternità:
"Alle ventuno , quindi, inserisco nel videoregistratore la cassetta di un film di Ozu, le sorelle Munekata. E' il mio decimo Ozu del mese. Perchè? perchè Ozu è un genio che mi salva dal destino biologico.
[...] Ed ecco una scena splendida. Il padre, interpretato da Chishu Ryu, attore feticcio di Ozu, filo conduttore della sua opera, uomo meraviglioso, raggiante di calore e umiltà, il padre, quindi, che presto morirà , discute con la figlia Setsuko della passeggiata appena fatta a Kyoto. Stanno bevendo del sake.
Poi il film va avanti, e proprio alla fine c'è quest'ultima scena in un parco dove Setsuko, la figlia maggiore, parla con Mariko, la sua buffa sorella minore.
Nel film si parla di amore deluso, di matrimoni combinati, di discendenza, di fratelli, di morte del padre, dell'antico e del nuovo Giappone, ma anche dell'alcol e della violenza degli uomini.
Ma sopratutto sii parla di qualcosa che sfuggea noi occidentali, e che solo la cultura giapponese chiarisce. Perchè mai queste due scene brevi e senza spiegazione, che non sembrano motivate da nulla nell'intreccio, suscitano un' emozione tanto intensa e racchiudono tutto il film nelle loroineffabili parentesi? Ed ecco la chiave del film.
La camelia sul muschio del tempio, il violetto dei monti di Kyoto, una tazza di porcellana blu, questo dischiudersi della bellezza pura nel cuore delle passioni effimere non è ciò a cui aspiriamo tutti? E che noi, Civiltà occidentali, non sappiamo raggiungere? La contemplazione dell'eternità nel movimento stesso della vita." Dimenticavo il film di cui si parla qui è Le sorelle Munekata.
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