I Beati Paoli di Luigi Natoli

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Luigi Natoli lo immagino come un signore distinto , un professore di altri tempi, che al di la' magari dell'aspetto duro di chi pretende dai ragazzi disciplina e dedizione, nasconde dentro di se la tempra di un sognatore insieme dolce e sofisticato. Mazziniano convinto ed iscritto alla massoneria, scrive il suo romanzo di maggiore successo "I Beati Paoli" con l'idea di consegnarci nel 1909 un romanzo popolare che tocchi le corde dell'orgoglio siculo e le ragioni storiche della nostra decadenza.

 

Natoli scrive come Dickens per il diletto e l'educazione del pubblico e lo fa con un linguaggio che appare oggi modernissimo e che non ha caso e' lodato da Sciascia e poi da Camillieri. La sua e' infatti una scrittura diretta, da romanzo d'avventura   che si fa piu' erudita solo nei momenti di descrizione della farzosita delle feste e tradizioni della nobilta' siciliana quasi ad evidenziare la loro lontananza dal comune e dalla povera gente. Eppure anche questi momenti sono di grande fascino perche' descrivono un epoca in cui la gente si appassionava alle cerimonie dei ricchi, ai tesori che vedevano esposti per autocelebrazione ma che non potevano possedere, quasi abbagliati dall'oro dei preziosi e dai colori delle sete di abiti costosi, che non avrebbero mai potuto indossare.

Nel contesto storico del diciottesimo secolo, Natoli ci racconta gli intrighi di palazzo per mantenere il proprio status quo e l'ascesa di una setta segreta, quella dei Beati Paoli che vuole ergersi a difesa dei piu' deboli con l'implacabilita' della vendetta alle spalle e l'invisibilita' dell'anonimato. I Beati Paoli sono cio' che la Mafia, nelle menti piu' evolute e raffinate dei suoi membri, avrebbe voluto essere fino dagli albori. Ed infatti Cosa Nostra si e' impadronita della mitologia della setta fino ai dettagli dell'affiliazione, descritti da Natoli e forse frutto della sua fantasia,  negando l'idea stessa di una organizzazione criminale di gente completamente ignorante e analfabeta, incapace di leggere un libro come questo.

Il libro di Natoli non fa che accendere nelle mie riflessioni l'idea della societa siciliana priva, fin dagli arbori della modernita', di una classe media che faccia da argine allo strapotere dei baroni sulla povera gente. In questo buco della societa moderna si e' inserita la setta dei Beati Paoli (o la mafia), facendo proprie le tematiche di sviluppo sociale della societa' al posto della borghesia moderna, che d'oltralpe fioriva portando la rottura definitiva dei vincoli feudali e una maggiore redistribuzione della ricchezza.

La pecca del libro e' il tono cavalleresco, forse in voga ai tempi, ma che stride con il verismo contemporaneo che impietosamente illuminava e denunciava il degrado della povera gente , ma questo non lede il piacere della lettura di un testo che e' profondamente un atto d'amore per la sicilia ed I siciliani. Le descrizioni del mare attorno a capo zafferano al chiarore della luna sono state per me un invito costante alla malinconia di siciliano che vive lontano, ed un tributo profondo alla bellezza della nostra isola e di Palermo che nel romanzo rivive uno splendido e rinnovato secondo ottocento.

Ultima modifica ilMercoledì, 18 Settembre 2019 08:19
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