Zerocalcare
Zerocalcare

Kobane Calling di Zerocalcare

Leggere Zerocalcare fa sentire giovani. Non perche' questo fumetto e' spensierato, perche non e' assolutamente cosi, ma solo perche' ha un'ironia ed una freschezza di linguaggio che e' stata mia fino a poco tempo fa, e che ora i primi capelli bianchi e gli anni cominciano quasi a scemare la consapevolezza di possederli. Il disegno di Calca ti porta ad indossare la sua maglietta con il teschio del The Punisher, e a portare i suoi occhi grandi da adolescente in giro per le pagine di questa graphic novel, e non e' una passeggiata da niente, perche' qui si gironzola in una terra che di sangue e' impregnata fino alle viscere, e che richiede "pipponi" di spiegazioni (termine dell'autore) per immedesimarsi nei drammi e nei desideri della sua gente. 

Il Kurdistan infatti non e' un luogo che puo' lasciare indifferenti, prima perche' non esiste in nessuna cartina scolastica, secondo perche', a fronte di una storia violenta che ha falcidiato il suo stesso corpo fra 4 nazioni, ha risposto con le armi e con l'utopia: Ocalan, uno dei leader storici del PKK (partito dei lavoratori del kurdistan), e' in carcere a vita nelle prigioni turche e da li esule, come un moderno Mazzini, ha mutato la sua ideologia basata anche sull'uso della violenza e ha intrapeso studi teorici e sociali per indicare a modello una confederazione democratica che possa unire in pace i popoli curdi ed i loro cugini mediorientali. Nel cataclisma della crisi siriana in una piccola striscia, fra lo stato islamico e i confini turchi, e' nata una zona controllata da milizie curde che si ispirano alle idee del suo padre spirituale e che assieme alle armi imbraccia la libertà contro il nemico di turno. In questa neonata societa' inoltre, in contrapposizione al medioevo rappresentato dai Jihadisti, le donne hanno una parte attiva sia militarmente, con milizie a se stanti, che socialmente grazie all'eliminazione di tutti i pregiudizi e all'affermazione dell'uguaglianza di genere
 
Calca (cosi si fa chiamare dagli amici) visita con grande coraggio queste zone franche, portandoci per mano dentro le sue idiosincrasie di adolescente romano verso una realta', lontanissima dal suo quartiere di Rebibbia, a cui bisogna togliere il velo ipocrita messo dagli adulti per coprire le loro nefandezze. La sua passeggiata e' accompagnata dai tanti personaggi del suo quotidiano romano, cosi che guerrieri di guerre stellari, ninja dei fumetti giapponesi e scene di videogiochi si sostituiscono ai protagonisti di quella terra, ma non la banalizzano anzi la rendono piu' simile alla nostra realta e quindi piu' comprensibile. La cura del disegno appare semplice ed e' maniacale con continui colpi di scena, dettati dall'ironia o dalla voglia di farci affacciare di piu' dalla finestra, che lui ha sapientemente creato nella nostra comodita' casalinga, verso quel paesaggio lontano, per certi versi idilliaco, per certi infernale e popolato da mostri indicibili (Isis, o il regime turco,...).
 
Si ride e si piange per il continuo contatto fra questi due mondi incomprensibili a vicenda ma fatti della stessa carne, e alla fine del romanzo si ha la sensazione di aver capito qualcosa in piu' del medio oriente e di aver sopratutto conosciuto un piccolo genio del fumetto italiano.
 
 
 
 
Ultima modifica ilDomenica, 02 Ottobre 2016 11:45
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