Il Capitale Nel XXI Secolo di Thomas Piketty

Quando si parla di economia si ha sempre la sensazione di parlare di una scienza sociale, non esatta, che ruba aspetti alla filosofia e alla politica piu' di quanto invece prenda dalla matematiche e dalle scienze naturali.  Si tende quindi a due errori contrapposti: da una parte si personalizzano le proprie idee economiche in base alla propria appartenenza sociale ed ideologica arrivando anche manipolare I dati oggettivi che ci vengono dal passato, dall'altro si tende a modellizzare con studi statistici una materia viva, che sfugge ai piu' complessi sistemi che o peccano di localismi o di superficialita' o sottostima di fenomeni contemporanei, che richiedono anni di studio prima di essere schematizzati opportunamente in flussi prevedibili di ricchezza. Leggere il Capitale nel XXI secolo di Piketty e' stata una sfida ai preconcetti miei di economia che, come accade anche a gente piu' influente di me,  nascono dalla semplice gestione del mio piccolo portafoglio e che mal si dispongono a confrontarsi con la realta' , vasta geograficamente e temporalmente, dei numeri che l'autore ci spiega. Picketty parte inoltre dai dati del passato e dalle sue valutazioni, alla luce delle leggi del capitalismo, per sfrondare la nostra visione sbagliata del presente, parte dalla matematica dei numeri per spiegare il contesto economico in cui noi lavoriamo e in cui hanno lavorato , risparmiato e consumato I nostri padri.

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Due Soldati di Mino Milani

Raccontare questo romanzo, che ha le dimensioni di un racconto, rischia di svelare una trama che ha proprio nel mistero la sua ricchezza. La storia puo' sembrare semplice, ma la sua sobrieta' e' ingannevole perche', se e' vero che gli eventi si contano sulle dita di una mano, il suo contesto e' complesso, a cavallo della prima guerra mondiale, e l'emotivita' raccontata richiede ore ed ore di riflessione a libro chiuso.

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Norwegian Wood di Murakami Haruki

 

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Il giorno, l'aria che ci scambiamo, tutto quello che ci accade intorno è il protagonista vero dei romanzi di Murakami. Le persone sono come gli scogli su cui batte il mare, non hanno nessuna responsabilità sulle correnti o sulle maree, ma su di loro le onde si inarcano fino a vette schiumose e larghi ventagli di gocce salate. Il protagonista di "Norwegian Wood" è per più di meta delle pagine l'approdo inconsapevole e la spiaggia per due donne dai modi fiabeschi e dalle sembianze di sirene ammalianti. Toru, appunto, finisce per vivere, anche un pò passivamente, le angosie e i desideri di due splendide eroine e rappresentanti dell'universo femminile di Murakami: Naoko è sfuggente come un fantasma, bella come un sogno, e fragile come un libro antico e raro; Midori è materiale bollente e sangue nelle vene, piacere che ti vibra nel corpo ed intelligenza viva che ti pulsa nei ricordi. Toru sembra non reggere il confronto e il suo carattere viene descritto, con efficacissima maestria, proprio dalla linea di confine con il mondo delle due suddette eroine. Solo le sue reazioni alle richieste d'attenzione di Midori e al silenzio di Naoko ci da la misura della sua incapacità di scegliere fra questi due universi, che poi sono il pensiero e la carne, la sofferenza e la gioia, la tenerezza e la malinconia. Toru non riesce a fare a meno di entrambe, a sceglierne una sola, perchè loro riempiono la sfera umana nella sua integrità, perchè tutti noi abbiamo bisogno di una donna che sia Naoko e Midori insieme.

 

 

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L'africano di Le Clèzio

"E' passato molto tempo  ma sono ancora ossessionato  dalla poesia di Chinua Achebe, Natale in Biafra, che comincia  così:

No, nessuna vergine col bambino potrà mai eguagliare

la scena della tenerezza di una madre

verso quel figlio che dovrà presto dimenticare.

Ho visto quelle immagini terribili su tutti i giornali e le riviste. Per la prima volta il Paese in cui avevo trascoso la parte più indimenticabile della mia infanzia veniva mostrato al resto del mondo, ma solo perchè stava morendo."

 

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Il libro di cui vi parlo non è un racconto crudo dell'africa e delle violenze gratuite che questa terra subisce. E' invece il diario di un adulto che racconta il periodo della propria infanzia in cui scopre il continente nero ed il padre medico che ivi lavora, per tanti anni costretto lontano dagli affetti familiari.

 

L'autore si trova, dopo i primi anni trascorsi a Nizza insieme ad una nonna compiacente, che gli permetteva tutte le marachelle, in un africa sconosciuta ai libri per bambini ed ai racconti degli adulti benestanti dei salotti francesi,  in un'area geografica considerata, e non senza imperfezioni, solo nelle mappe coloniali degli eserciti francesi, tedeschi e britannici. Un senso di libertà immenso, a contatto con il sole bruciante, i giganteschi termitai,  e le violente tempeste,  lo travolgerà e lo porterà da bambino a sperimentare nel gioco le peculiarità insieme pericolose e affascinanti del nuovo mondo.

 

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Palazzo Yacoubian di 'Al Al-Aswani

" [...] la toccava delicatamente come se avesse paura di lasciarle le impronte sul corpo, come se accarezzasse una rosa che alla minima pressione avrebbe perduto i petali. Baciava le sue mani frequentemente (non si sarebbe mai immaginata che un uomo potesse baciarle le mani)."

Palazzo Yacoubian è una costruzione degli anni '30 in cui lo scrittore racchiude un microcosmo rappresentativo della egiziana societa. Narrativamente si intrecciano tante storie, e sicuramente quella di Zaki, un vecchio aristocratico nell'anima e amante delle donne e della cultura occidentale, è la più affascinante. Lui è l'unico protagonista del libro che pur subendo passivamente il proprio destino ha l'intelligenza di affrontalo con le armi della seduzione e della bellezza femminile.

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il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini

 

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La bellezza di questo libro la riassumo in due elementi, di cui il primo è la debolezza del protagonista. E' la sua meschinità che lo rende umano e verosimile, e che fa di questa storia narrata un caso letterario. Tutto il libro è la spiegazione di una colpa e la sua risoluzione che però non è mai definitiva, solo accennata alla fine del romanzo. Ed in effetti come si ci può discolpare del fatto di essere uomini se non con la fine dei propri giorni o nel caso di un romanzo con la lettura dell'ultima pagina? Eppure le conseguenze dei nostri gesti saranno lì a sopravviverci, a darci una cornice con una foto sopra il nostro tumulo di terra, oppure a vagare, come nuvolette di fumetto, nelle fantasie dei lettori che chiudono il romanzo sopra il loro comodino.

 

 

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