Fuocoammare di Gianfranco Rosi

E' un documentario, un reportage discreto e non sensazionalistico dei salvataggi a mare degli immigrati, ed allo stesso tempo un canto dell'isola piu' ambita e sola del vecchio continente. Lampedusa vive nelle canzoni in dialetto, richieste alla radio, per confortare il marito in mare e nelle esperienze del piccolo Samuele, che impara a costruirsi una fionda ed va per la prima volta in barca. 
Il film incomincia con la scalata di un albero per trovare il giusto ramo a V per una fionda robusta, e pian piano ci si affeziona a questo mascalzonato fanciullo che usa la fionda per colpire gli copertinauccellini e che scopre di avere un occhio pigro, mentre attorno avviene l'incessante routine del soccorso in mare, e si passa dai messaggi radio di un inglese improvvisato per identificare la barca di turno, alle conversazioni e saluti radiofonici fra il conduttore locale e le massaie ascoltatrici che probabilmente lo hanno visto crescere. Rosi, il regista, non si sofferma sui macabri ritrovamenti in mare, anzi cerca di essere imparziale senza nessuna sottolineatura della tragedia di turno tramite una colonna sonora, che non sia il rumore stesso del mare o del vento o dell'elicottero di salvataggio. Vi e' potente il parallelismo fra questi giovani fuggiaschi, preda di un sole rapace in piccoli malconci scafi, e la prova in barca del piccolo Samuele, che scopre per la prima volta di soffrire di mal di mare. La parlata di Samuele e' un siciliano tenero che fa sorridere, fa pensare ai nonni, ma che nello stesso tempo arricchisce di tanti ingenui aggettivi il mondo che lo circonda. 
 
Il mare appare placido, quasi sempre sovrastato da un cielo lindo, ed indifferente, come lo e' il mondo di fronte al campo di concentramento piu' grande mai visto: l'intero canale di sicilia. Io non posso fare a meno di fare quest'associazione, perche' che differenza c'e' fra morire nelle camere a gas fra l'ignavia dei tedeschi e morire in una stiva infuocata dal sole fra benzina e acqua, senza avere lo spazio per coricare il proprio dolore, fra l'indifferenza degli Europei? 
 
Ultima modifica ilLunedì, 13 Febbraio 2017 13:51
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