La spia di Gideon Raff

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Avrei fatto molta fatica a immaginare l'ex attore di Borat in questa nuova veste attoriale, invece Sacha Baron Cohen dimostra di essere camaleontico e domare il suo corpo alto ed il suo sorriso beffardo dentro un personaggio, la spia del "Mossad" Eli Cohen, che per il suo lavoro avrebbe magari dovuto essere piccolo, insignificante e sempre in secondo piano. Tuttavia Cohen e' stata una spia geniale, che forse proprio per la sua appariscenza, la sua eleganza e l'empatia e' riuscito a salire indisturbato fino ai vertici del regime siriano, acerrimo nemico di Israele e quindi dei suoi servizi segreti, appunto il Mossad. 

 

Cohen, figlio di ebrei siriani, era nato e cresciuto in egitto e fuggito in israele nella speranza di una vera patria. Qui spinto sia dal dovere morale di fare qualcosa per il futuro radioso di Israele , sia dalla voglia di riscattare le sue condizioni umili, chiede piu' volte di essere assunto dai servizi segreti e vi riesce a inizio degli anni 60. Viene mandato in Siria nella veste di un esule imprenditore siriano, desideroso di partecipare alla prossima presa di potere da parte del nascente partito Baath. Riesce benissimo a crearsi una seconda vita, ma pagando lo scotto di separarla da quella originaria, con una moglie ed una bimba imminente. Non e' facile, ma e' l'unico modo per riuscire ad ingannare e ad essere credibile.

La metamorfosi della spia e' piu'  di quella dell'attore che recita portando le proprie emozioni ed il proprio bagaglio culturale: e' la conversione kafkiana nello scarafaggio, ma nella consapevolezza di essere uno scarafaggio fra tanti insetti senza la disperazione della nuova condizione che va tolta di mezzo, e rimpiazzata con la fierezza di essere uno fra gli insetti piu' resistenti al mondo. Tralsciando il paragone forse un po' sopra le righe, Cohen si trasforma creandosi una nuova vita non parallela ma susseguente alla precedente, senza nessun contatto possibile con la vita precedente. La moglie Nadia,  come tutta la sua reale famiglia, pensa che lavori per il governo in qualche ambasciata lontana e rimane abbandonata per mesi, se non anni, nella speranza del ritorno imminente.

Sono rimasto affascinato da come il senso del dovere possa aver spezzato in due la famiglia e l'amore autentico fra Nadia ed Eli, ma quelli erano tempi bui dove ancora piu' di adesso la vita delle persone era considerata poca cosa rispetto all'importanza di servire lo stato, costi quello che costi. Le guerre mondiali ancora fresche, non erano ferite ancora rimarginate, specie nel mondo arabo che ancora ribolliva di armi e sangue.  Per questo Cohen non puo' permettersi di allontanarsi dalla nuova vita e di riprendersi il suo ruolo di padre. Pensava  che il futuro libero dei suo figli dipendesse strettamente dal suo dovere di buon cittadino, dal suo ottimo lavoro di spia in terra nemica, certo forse non immaginava dal sacrificio della sua stessa vita.

In questo contesto la serie tv, prodotta da Netflix, sofferma le attenzioni sulla moglie che ignara di tutto, non puo' soprassedere ai cambiamenti del marito e agli incubi notturni durante I rari ritorni a casa. Nadia dubita che il marito le dica la verita sul suo lavoro, ma ne accetta le scelte remissivamente per amore, forse nella convinzione discutibile di un fine piu' alto che va al di la dei sentimenti piccoli del quotidiano. Lei accetta I silenzi e le scuse perche' le ritiene motivate dalla fede in lui, nella persona che tante attenzione le ha dato in passato e che non puo' mentirgli se non per un motivo piu' grande di tutto e di tutti.

Esisteva veramente questo motivo piu' grande? Israele sarebbe scomparsa in quegli anni se non avesse attaccato prima degli avversari siriani , durante la guerra dei sei giorni, conquistando le alture del Golan grazie proprio alle preziose informazioni ricevite dall'agente 88 Cohen? A queste domande non abbiamo una risposta, ma alle dittature imperanti ai confini di israele non si rispondeva con le margherite ma con la forza bruta. Questo e' un fatto innegabile che ha causato migliaia di morti e che continua a farlo.

Israele e' la stazione spaziale dell'occidente nell'universo arabo martoriato dalla colonizzazione, dalla poverta' conseguente  e dalle dittature sanguinarie e fin quando sara' cosi difficilmente cambiera e tante famiglie come quella di Cohen saranno spazzate dalla violenza. C'e' poco da ragionare sulla fine di una spia  che ha dato la propria vita per la causa che riteneva giusta, perche' il suo punto di vista coincideva con quello di israele e non poteva avere lo sguardo d'insieme necessario per fare la cosa giusta. In piena battaglia il proprio sguardo spesso vede solo il proprio fronte, ancor prima dell'orizzonte.

Alla fine della serie tv ci rimane la figura epica e affascinante di un uomo solitario nella sua impresa di sconfiggere un regime da solo e da dentro. Isolato volutamente dal Mossad, che riteneva che altrimenti non sarebbe riuscito ad avvicinare il regime, Cohen combatte la sua battaglia senza girarsi indietro, conscio solo del proprio dovere, dell'amor di patria e dell'affetto della sua famiglia originale, che tuttavia deve nascondere con sofferenza dentro il cuore, in un angolino imperscrutabile visibile a malapena solo a lui.

Ultima modifica ilGiovedì, 08 Ottobre 2020 21:21
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