Non essere cattivo di Claudio Caligari

Alle volte quando guardo un film, mi chiedo spesso cosa spinge un regista o uno sceneggiatore a impegnarsi anima e corpo a portare una specifica trama e dei precisi personaggi alla ribalta dello schermo. E' difficile  talvolta ricostruire il background degli autori per film internazionali, ma qui in "Non esser cattivo" e' estremamente semplice ed affascinante. Si respira tutto il dibattito culturale del dopoguerra su temi della poverta' e del disagio, mai risolti perche' intrinseci all'esperienza umana della societa'. Senza ripescare il neorealismo italiano, troppo banale come richiamo, mi piace pensare a Zanardi di Andrea Pazienza. il Nasone nella fisionomia del protagonista principale, Cesare, lo ricorda tantissimo, come il suo azzannare la vita, anche se siamo lontani dal vuoto di ideali e di affetto che il fumetto trasmette, ma l'elettricita' e la cattiveria di Cesare e' proprio la stessa. Tuttavia c'e' anche uno sguardo lucido di analisi della realta' retrogada, vissuta dai due amici Cesare e Vittorio, che e' di pasoliniana memoria, che indugia sulle debolezze dei due personaggi, ma che nello stesso tempo ne descrive l'ambito e le ragioni che le determina.

Cesare e Vittorio sono due amici del bassifondo romano, che senza veri valori picchiano la vita, ribellandosi alla sua vacuita' con inutili sballi, risse e piccoli lavoretti sporchi. Vittorio ad un certo punto prova a smarcarsi,  e si avvicina tramite una ragazza madre ad un modello di famiglia e di affetto che lui sembra non aver mai conosciuto e arriva addirittura con coraggio ad improvvisarsi padre. Tuttavia il forte legame con Cesare, incapace a rimettersi in gioco in modo onesto, lo costringe a rivivere i propri errori ed a soffrirne la perdizione senza fine dell'amico. Ad interpretarli in maniera magistrale sono Alessandro Borghi e  Luca Marinelli. Quest'ultimo recita da gigante per le sue capacita' camaleontiche di adattarsi a questo personaggio romanesco, affascinante e distruttivo, sopratutto se lo si paragona all' acculturato, livornese e placido Guido di "tutti i santi giorni" di Virzi'.  Entrambi, Luca e Alessandro, recitano in modo da non perdere mai credibilita' nonostante i continui cambi di ruolo da cocainomane a padre affettuoso o zio amorevole.
 
Il film e' magistralmente girato e la fotografia, come la scenografia, riflette e pennella l'animo dei protagonisti con paesaggi urbani irregolari ed informi, ed ambientazioni notturne dalla luce stordente di neon fastiscenti. Il regista Claudio Caligari con questo film chiude sia la sua vita terrena, muore poco dopo il montaggio, che la sua filmografia, e non si puo' che stimarlo perche il suo cinema e' la continuazione ideale di un filone cinematografico iniziato da Pasolini con il suo "Accattone":
e non si puo' che essere cattivi, in questo mondo di accattoni..... 
 
Ultima modifica ilLunedì, 22 Agosto 2016 20:17
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