Non essere cattivo di Claudio Caligari

Alle volte quando guardo un film, mi chiedo spesso cosa spinge un regista o uno sceneggiatore a impegnarsi anima e corpo a portare una specifica trama e dei precisi personaggi alla ribalta dello schermo. E' difficile  talvolta ricostruire il background degli autori per film internazionali, ma qui in "Non esser cattivo" e' estremamente semplice ed affascinante. Si respira tutto il dibattito culturale del dopoguerra su temi della poverta' e del disagio, mai risolti perche' intrinseci all'esperienza umana della societa'. Senza ripescare il neorealismo italiano, troppo banale come richiamo, mi piace pensare a Zanardi di Andrea Pazienza. il Nasone nella fisionomia del protagonista principale, Cesare, lo ricorda tantissimo, come il suo azzannare la vita, anche se siamo lontani dal vuoto di ideali e di affetto che il fumetto trasmette, ma l'elettricita' e la cattiveria di Cesare e' proprio la stessa. Tuttavia c'e' anche uno sguardo lucido di analisi della realta' retrogada, vissuta dai due amici Cesare e Vittorio, che e' di pasoliniana memoria, che indugia sulle debolezze dei due personaggi, ma che nello stesso tempo ne descrive l'ambito e le ragioni che le determina.

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