Noi un po meglio di Daniele Luchetti

Noi un po meglio di Daniele Luchetti

L'amore ha il pregio di non essere solo una scialuppa a cui i naufraghi si aggrappano, ma anche la visione della terraferma quando si è navigato a lungo sull'oceano, in balia delle tempeste. Allo stesso tempo, l'amore è il mare stesso che si contempla con stupore, angoscia e desiderio dalla terraferma e dalla comoda immobilità del nostro quotidiano. Il più delle volte più che un mezzo di salvataggio, è una barca che salpa dal molo dei sogni di chi non ha mai messo il naso fuori di casa: un'imbarcazione che imbarca acqua e accoglie persone verso una meta che si rivela solo a poco a poco, non ancora definita né immaginata da alcuno, e tantomeno plasmata nella realtà.

L'amore è anche un pompiere che salva una vita sull'orlo del baratro, strappandola a un incidente assurdo all'uscita di una discoteca qualsiasi, in un sabato qualsiasi buono per morire. È così, nelle vesti del salvatore, che si presenta Simone (Elio Germano) a Lucia (Maria Chiara Giannetta). Ed è forse questo l'unico peccato veniale che perdoniamo a una sceneggiatura piacevole e mai banale: l'aver identificato nella donna l'anello debole, facilmente infiammabile dalla benzina dell'insicurezza; ma si sa, il caso non crea stereotipi nella realtà, se non negli occhi di chi guarda.

Lucia è all'apparenza un personaggio volubile, ma in realtà si dimostra profondamente coerente nella sua insofferenza verso le apparenze e le convenzioni sociali. Fatica a mantenere una stabilità lavorativa, mentre Simone fa il vigile del fuoco come suo padre e suo nonno prima di lui. Lei non sopporta le riunioni di famiglia, che Simone invece onora con il rispetto dovuto alle proprie radici e tradizioni, al di là di ogni divergenza ideologica. Eppure, per Simone, Lucia rappresenta proprio quella barca che spinge verso il mare aperto, dove ci si riscopre vivi di fronte alla quiete degli orizzonti o all'odore imminente della burrasca.

Tuttavia, Simone sa bene che non ci si salva senza tracciare una rotta e senza darsi un approdo che vada oltre il viaggio fine a se stesso. Desidera un figlio e il loro rapporto muta lentamente: tra litigi accesi, carezze, risate e lacrime, la loro vita prende la forma di una casa accogliente, di un divano vissuto e di una stanza pronta ad accogliere un bambino.

Da spettatori ci si immedesima subito in entrambi: merito dell'autenticità romana e della gestualità vibrante che Elio Germano padroneggia magistralmente, e della grazia dolente con cui Maria Chiara Giannetta dà corpo a un'eterna adolescente incompresa. Ci si affeziona alle loro debolezze e ci si innamora del loro percorso, grazie anche alla regia di Daniele Luchetti, capace di sottrarre i protagonisti a qualunque cliché e di trasformare una storia intima in un'esperienza emotiva diretta, calda e autentica come poche.