Tentava la vostra mano la tastiera di Eugenio Montale
Tentava la vostra mano la tastiera,
i vostri occhi leggevano sul foglio
gl'impossibili segni; e franto era
ogni accordo come una voce di cordoglio.
Compresi che tutto intorno, s'inteneriva
in vedervi inceppata inerme ignara
del linguaggio più vostro: ne bruiva
oltre i vetri socchiusi la marina chiara.
Passò nel riquadro azzurro una fugace danza
di farfalle; una fronda si scrollò al sole.
Nessuna cosa prossima trova le sue parole,
ed era mia, era nostra, la vostra dolce ignoranza
di Eugenio Montale
Montale sembra esaltare, in questa poesia, il tentennamento della sapienza, del genio, quando non trova le parole per spiegare se stesso e le ragioni di un’idea. Ma fa anche qualcosa di più.
Tutto ciò che ci circonda non si intenerisce davanti a un semplice pensiero contrario, capace di bloccare la parola e insinuare un dubbio nel discorso di un oratore formidabile; né davanti all’indecisione di un virtuoso del piano che non riesce a improvvisare e a tradurre in suono questo o quel sentimento. Si intenerisce, piuttosto, davanti a un momento di buio, di panico, di rottura del discernimento, senza una via d’uscita immediata.