
Riporto una pagina del libro "l'eleganza del riccio" di Mauriel Barbery, che spiega attraverso un suo personaggio ciò che il cinema di Ozu riesce ad essere e rappresentare. Già in un mia passata recensione parlavo di Ozu e della sua maestria nel ritrarre l'Umanità nella sua definizione più intima. Ma Barbery esprime lo stesso concetto intrecciando gli stessi dialoghi dei protagonisti dei suoi film. E non si può discutere del senso dell'umanità in Ozu, del movimento della vita, senza discutere del concetto stesso di eternità:
"Alle ventuno , quindi, inserisco nel videoregistratore la cassetta di un film di Ozu, le sorelle Munekata. E' il mio decimo Ozu del mese. Perchè? perchè Ozu è un genio che mi salva dal destino biologico.
