E´facile parlare del fallimento della politica nostrana e prestare il fianco alle contraddizioni dell´ antipolitica, alle canottiere in balcone e ai vaffanculo in piazza. Si potrebbe anche pensare che l'antipolitica non esista, e che ogni sua forma non sia altro che il simbolo di un nuovo partito. Le ascelle di Bossi, spiattellate alle vie del nord, erano il dogma di un partito che si rivolge al popolo senza retaggi, e gli improperi di Grillo non sono altro che un slogan mediatico, che niente ha da invidiare ai milioni di posti di lavoro spiattellati sui cartelloni delle autostrade fino ad una decina di anni fa.
Forse piuttosto di parlare di un ricambio di simboli e di voci dietro ai megafoni, andrebbero ridiscusse le regole di rappresentanza che sono vecchie di secoli.
Mi piacerebbe dire che Il razzismo e' una patologia o che il razzista e' una malato, ma mi chiedo: e' corretto affermare che una idea, che riteniamo profondamente ingiusta, ci renda deficitari o per lo meno, come dice la definizione di malattia, ci possa far subire "un'alterazione dello stato fisiologico o psicologico dell'organismo"?

Forse è con un pò di masochismo che non mi stanco di segnalare e di divulgare le notizie sulla nostra CASTA SICILIANA: i parlamentari regionali di palazzo dei Normanni.
Nel 1974 la banca d'italia affida a Giorgio Ambrosoli la responsabilità della liquidazione della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Ambrosoli è un avvocato sconosciuto alle alte sfere finanziare e politiche comtemporanee e forse proprio per questo viene chiamato ad un incarico delicatissimo dove l'inesperienza magari sarebbe stata opportunamente controllabile.



