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Marylin ha gli occhi neri di Simone Godano

Marylin ha gli occhi neri di Simone Godano

Andrea Giampiccolo 17 Aprile 2022

Quando in un film vedi una coppia di autori che recita bene, hai delle vibrazioni d'intesa con loro che si trasmettono a tutta la visione. Ti senti parte di loro. Ti senti come il pubblico quando in un concerto jazz la tromba duetta con il pianoforte: apprezzi ogni nota e la sua risposta di conseguenza, anzi di piu'. Capisci il perche' di ogni fraseggio e diventi anche tu, con le tue emozioni, il terzo strumento in scena.

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Martin Eden di Pietro Marcello

Martin Eden di Pietro Marcello

Andrea Giampiccolo 22 Aprile 2021

Una grande opera riesce a mettere in scena archetipi di umanita' nelle poche pagine di un libro o nei pochi fotogrammi di un film. Nel caso di Martin Eden, film del regista Pietro Marcello, ripreso dall'omonimo romanzo autobiografico di Jack London, si perpetua lo scontro fra privilegiati e reietti, fra classe nobile e popolo, o ancora fra capitalisti e lavorativi, cosi come e' inteso nell 19mo secolo, e dipinto come un conflitto indissolubile che, quando appare risolto, porta invece i segni di una ferita incancrenita.

Pietro Marcello sposta l'ambientazione del romanzo da Londra ad una Napoli che, grazie da un collage di immagini di epoche diverse, in bianco e nero e a colori, sfugge ad una collocazione temporale, e sembra raffigurare l'eterno ritorno delle stagioni della vita, saltando in continuazioni tra gioventu', eta' adulta e vecchiaia. Sono salti temporali e geografici, che permettono al regista di epicizzare e categorizzare meglio caratteri e classi umane.

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Precious di Lee Daniels

Precious di Lee Daniels

Andrea Giampiccolo 03 Aprile 2021

Il film di Daniels sembra uscito dalla penna di Hubert Selby Jr per la discesa agli inferi che ci propone e per il barlume fioco di speranza, che fa comunque sempre intravedere, mentre si sprofonda nell'immaginabile. L'inferno e' pero' ben attrezzato e difeso da soldati implacabili con il supporto di prigioni da cui sembra quasi impossibile evadere, e nel caso della protagonista del film, Precious Jones, la sua stessa famiglia, residente nel Bronx, e' la sua galera. Il padre la sottopone a violenze fin da piccolina, mentre la madre, come una cozza attaccata al suo scoglio di nulla e in contraddizione ai suoi doveri materni, la umilia quotidianamente.

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La spia di Gideon Raff

La spia di Gideon Raff

Andrea Giampiccolo 07 Ottobre 2020

Avrei fatto molta fatica a immaginare l'ex attore di Borat in questa nuova veste attoriale, invece Sacha Baron Cohen dimostra di essere camaleontico e domare il suo corpo alto ed il suo sorriso beffardo dentro un personaggio, la spia del "Mossad" Eli Cohen, che per il suo lavoro avrebbe magari dovuto essere piccolo, insignificante e sempre in secondo piano. Tuttavia Cohen e' stata una spia geniale, che forse proprio per la sua appariscenza, la sua eleganza e l'empatia e' riuscito a salire indisturbato fino ai vertici del regime siriano, acerrimo nemico di Israele e quindi dei suoi servizi segreti, appunto il Mossad. 

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Dov'e' il mio corpo? di Jeremy Clapin

Dov'e' il mio corpo? di Jeremy Clapin

Andrea Giampiccolo 01 Febbraio 2020

La vita dall'infanzia alla maturita', passando per l'adolescenza, sconta dei traumi inevitabili: alcuni sono centillinati nel tempo, e si misurano nei cambiamenti di un corpo che non sta piu' dentro se stesso, e che cresce contro gli argini che l' idea di noi stessi lentamente gli costruisce intorno; altri sono istantanei, inaspettati nella violenta scomparsa di un eroe, di un parente, di un amore  o di un amico, o nella presa di consapevolezza che una soglia, fisica o mentale, e' stata oltrepassata e non si puo tornare indietro, se non con grande fatica.   "Dov'e il mio corpo?" e' un cartone animato che racconta bene questi traumi e lo fa non metaforicamente, ma materialmente a seguito dell'amputazione di una mano dal corpo.

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Il Cliente di Asghar Fahradi

Il Cliente di Asghar Fahradi

Andrea Giampiccolo 25 Maggio 2017

E' una scusa questo film per chiacchierare su un regista che ammiro tanto. Fahradi e' iraniano e ormai I suoi film hanno fama mondiale, quindi le mie parole non dicono nulla di piu' a quanto ha gia' detto la critica. Sono come un urlo di gioia in piu' in un coro di grida da stadio, ma da tifoso non posso astenermi dal far sentire la mia voce e la mia stima.

Tutti I suoi film partono da un evento che si introduce in un gruppo di persone, che e' spesso una rappresentazione in miniatura della societa Iraniana, e che fa da miccia ad esplosioni di situazioni che obbligano all'introspezione immediata e sofferta, e alla rivelazione dei protagonisti sulla scena e sul mondo.  L'ambito in cui si svolgono le vicende e' ristretto in pochi luoghi perche' alla fine, anche se l'evento ha dei connotati spesso tali da richiedere il supporto di funzioni pubbliche della societa', come la polizia o la politica, Fahradi vuole mantenere un sapore intimista, come se fossimo non davanti ad un grande schermo ma ad un piccolo placoscenico teatrale: non a caso nel "Il Cliente" la trama contiene due storie parallele di cui una svolta direttamente in un  teatro dagli stessi protagonisti, attori di professione. L'ambito teatrale restringe il punto vista del film a quello del pubblico e degli attori permettendo una complicita', una vicinanza fisica, altrimenti persa inerosabilmente. Si e' li immersi nelle luci soffuse di scena accanto agli attorii, e si  vive la storia del film come se fosse la nostra.

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Black Mirror

Black Mirror

Andrea Giampiccolo 05 Febbraio 2017

Lo schermo nero di Black mirror richiama alla mia mente il nero dei romanzi di Chandler, e assomiglia maledettamente anche alle schermate degli iphone in accensione con poche differenze. Sono  due somiglianze non casuali per questa serie TV che punta a demolire I vantaggi della tecnologia moderna in un futuro tanto prossimo a quello nostro, che non sembra un futuro, ma solo qualche giorno avanti al nostro. Ogni episodio parte da due presupposti: uno e' la diffusione di moderni sistemi elettronici ed informatici; l'altro e' l'uso distorto, nero,  che si affianca alla fruizione corretta o meglio piu' pubblicizzata a vantaggio della diffusione della stessa tecnologie, e che  e' possibile perche' la societa' e' malata dentro e non vuole la felicita' dei singoli, anzi coccola le sue idiosincrasie verso le  etnie,  debolezze dei gruppi o dei singoli a suo vantaggio.  Le moderne teconologie diventano un estensione della voglia di potere e di controllo nell' inconsapevolezza delle migliaia di utilizzatori.

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Breaking Bad di Vince Gilligan

Breaking Bad di Vince Gilligan

Andrea Giampiccolo 29 Dicembre 2016

Approfitto di questa recensione di questa magnifica serie per intavolare un ragionamento sulla critica. Nello specifico lo spunto viene da una "share" su Facebook di un post dell'Avvenire sulle moderne serie tv, in cui si collegava l'elevata qualita' di questo nuovo formato con la mancanza di uno share richiesto di pubblico. Le nuove serie puntano  di piu' a fare del proprio brand un marchio da vendere ai provider per arricchire la loro offerta multimediale. Diventano un icona da vendere , in cui non ha piu' importanza la popolarita' in termini di vendite di mercato, ma l'alone di leggenda e l'elevata esclusivita' dei contentuti che possono essere argomento di discussione nel quotidiano tanto da rendere necessaria la visione, o almeno una conoscenza superficiale, altrimenti si e' fuori alla contemporaneita'.  E' un rischio che un giornale come l'Avvenire non puo' permettersi e per questo cita questa splendida serie. Peccato che sbaglia dato che la serie in questione ha avuto numeri impressionanti di ascolto e che dovrebbero accontentarsi di non essere piu' da tempo il giornale di regime del pensiero unico morale ed etico per antonomasia, e di accettare la folla di pensieri unici dell'eta' moderna.

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Non essere cattivo di Claudio Caligari

Non essere cattivo di Claudio Caligari

Andrea Giampiccolo 22 Agosto 2016

Alle volte quando guardo un film, mi chiedo spesso cosa spinge un regista o uno sceneggiatore a impegnarsi anima e corpo a portare una specifica trama e dei precisi personaggi alla ribalta dello schermo. E' difficile  talvolta ricostruire il background degli autori per film internazionali, ma qui in "Non esser cattivo" e' estremamente semplice ed affascinante. Si respira tutto il dibattito culturale del dopoguerra su temi della poverta' e del disagio, mai risolti perche' intrinseci all'esperienza umana della societa'. Senza ripescare il neorealismo italiano, troppo banale come richiamo, mi piace pensare a Zanardi di Andrea Pazienza. il Nasone nella fisionomia del protagonista principale, Cesare, lo ricorda tantissimo, come il suo azzannare la vita, anche se siamo lontani dal vuoto di ideali e di affetto che il fumetto trasmette, ma l'elettricita' e la cattiveria di Cesare e' proprio la stessa. Tuttavia c'e' anche uno sguardo lucido di analisi della realta' retrogada, vissuta dai due amici Cesare e Vittorio, che e' di pasoliniana memoria, che indugia sulle debolezze dei due personaggi, ma che nello stesso tempo ne descrive l'ambito e le ragioni che le determina.

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Fuocoammare di Gianfranco Rosi

Fuocoammare di Gianfranco Rosi

Andrea Giampiccolo 20 Agosto 2016
E' un documentario, un reportage discreto e non sensazionalistico dei salvataggi a mare degli immigrati, ed allo stesso tempo un canto dell'isola piu' ambita e sola del vecchio continente. Lampedusa vive nelle canzoni in dialetto, richieste alla radio, per confortare il marito in mare e nelle esperienze del piccolo Samuele, che impara a costruirsi una fionda ed va per la prima volta in barca. 
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La corrispondenza di Giuseppe Tornatore

La corrispondenza di Giuseppe Tornatore

Andrea Giampiccolo 27 Giugno 2016

L'assenza di una persona e' un improvviso buco nero in piu' fra le stelle della nostra galassia. Quando una persona muore, il nostro sguardo smette di essere infinito e finisce per gravitare attorno a quell'assenza come un satellite. Il film di Tornatore prova con linguaggio astronomico a spiegare ciò che accade quando una persona molto vicino a noi scompare improvvisamente. Non ci riesce completamente, ma ci prova con una trama al limite del barocco e bisogna  dagli atto che sembra appagarci in alcuni istanti, dopo i quali tuttavia si torna a volteggiare fra le tante acrobazie di una sceneggiatura comunque coraggiosa. la prima parte e' affascinante: una donna ha una relazione a distanza con il suo professore di astronomia che scompare improvvisamente nonostante le lettere e i continui messaggi. L'accaduto getta lo spettatore in uno stato di ansia, attesa e curiosità che il regista sa manovrare perfettamente, creando tutte le premesse di un thriller.

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Taxi Teheran di Jafar Panahi

Taxi Teheran di Jafar Panahi

06 Marzo 2016

Se ad un certo punto della vostra vita, dopo con tanti sacrifici personali e non , che vi hanno portato all'apice della vostra carriera lavorativa,  vi fosse vietato di esercitare la vostra professione, come reagireste? Rabbia, voglia di rompere cose, o di imprecare o di ubriacarvi per dimenticare? Niente di tutto questo sembra balenato nella mente di Jafar Panahi, regista di successo, stimato in tutto il mondo per film splendidi come "Il palloncino bianco" o "oro rosso", condannato il 20 dicembre 2010 a 6 anni di reclusione e al divieto di dirigere, scrivere e produrre film, viaggiare e rilasciare interviste sia all'estero che in iran per 20 anni. Almeno nel documentario, girato clandestinamente dallo stesso, l'unico sentimento che traspare chiaro e' la sua serenita' che si esplica in un sorriso amabile, mai amaro. Il nostro autore decide di mettersi alla guida di un taxi e filmare le scene di vita che gli accadono dentro senza nessuna presa di posizione, cosi come comandatogli dal tribunale, ma solo applicando uno sguardo amabile ed innamorato dell'umanita' che gli gira attorno. 

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