
E' un film dai toni pacati nonostante le grida e i lacci di pelle, non è un film nato per pubblicizzare la decadence perversa di una metropoli urbana, come ormai siamo abituati dalla nostra distribuzione, specie quando si fa intrattenimento su "questo genere". Certo anche questo film è al limite fra la riflessione sule disgrazie umane e un compiacimento a fini di lucro da parte della produzione, tuttavia mi è piaciuto molto il personaggio della protagonista.

Se tutto fosse alla luce del sole la storia scritta dell'italia del novecento sarebbe sicuramente un altra. Tutti i cambiamenti a livello politico, economico e sociale sarebbero tutti più chiari. Ad ogni impoverimento della popolazione corrisponderebbe una precisa strategia di clan, corporazioni, partiti politici, gruppi finanziari e logge.

Tuttavia in determinati posti al mondo, nei più impensabili come una petroliera in mezzo all'oceano, la menomazione diventa una semplice connotazione o addirittura un mezzo funzionale di comunicazione.
Dopo aver sbancato i botteghini di tutto il mondo con LA PASSIONE DI CRISTO, Mel Gibson ci riprova con APOCALYPTO, sua ultima fatica dietro la macchina da presa. La pellicola, prodotta dallo stesso regista e da Bruce Davey, affronta il tema del giudizio universale, sullo sfondo dell’antico 1400, secondo le vecchie leggende Maya, che concedono un tono di misticismo, all’intera storia.
