Lo zio d'america

 

Marina di Ragusa, ferie estate 2008

È tanto che non lo vedevo,

come uno zio d'america con i doni più belli:

il mare.

al suo arrivo la spiaggia è ai suoi piedi

e le bruciate colline lo guardano,

fingendo a fatica l' interesse

per il più violento Dio.

 

Mi ha portato il sorriso di volti lontani

e una bottiglia con dentro una lettera:

"leggila, quando sarò di nuovo lontano,

sentirai la mia voce,

come da dentro una conchiglia"

 

La sera del suo arrivo rifletto,

non è mai partito.

Lui è semprè lì davanti a me,

signore fra le perle di Singapore, i miei sguardi all'orizzonte

e le scogliere d'Irlanda.

 

Ma allora la sua lettera?

L'ho scritta io adesso con la schiuma dell' emozioni

Sull'increspato azzurro dei pensieri

 

Sono io il mare?

Non credo, sono io ad essere tornato.

 

 

Spesso il male di vivere ho incontrato

Spesso il male di vivere ho incontrato:

era il rivo strozzato che gorgoglia,

era l'incartocciarsi della foglia riarsa,

era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio

che schiude la divina Indifferenza:

era la statua nella sonnolenza

del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

 

[da Ossi di seppia, 1925]

Ofelia

I

Sull'onda calma e nera dove dormono le stelle
La bianca Ofelia ondeggia come un grande giglio,
Ondeggia molto piano, stesa nei suoi lunghi veli...
Si sentono dai boschi lontani grida di caccia.

Sono più di mille anni che la triste Ofelia
Passa, bianco fantasma, sul lungo fiume nero;
Sono più di mille anni che la sua dolce follia
Mormora una romanza alla brezza della sera.

Il vento le bacia il seno e distende a corolla
I suoi grandi veli, teneramente cullati dalle acque;
I salici fruscianti piangono sulla sua spalla,
Sulla sua grande fronte sognante s'inclinano i fuscelli.

Le ninfee sfiorate le sospirano attorno;
A volte lei risveglia, in un ontano che dorme,
Un nido da cui sfugge un piccolo fremer d'ali:
Un canto misterioso scende dagli astri d'oro.

John Everett Millais - Ophelia
John Everett Millais - Ophelia
  

Su di un verso e su una guancia

(questo è un diario di versi, scritto ben 7 anni fa, che ha dato un nome a questo sito)

 

1

 

guancia
giancia

Erano anni che non scrivevo

 

Ad una donna.

L’ultima ha rifiutato una mia poesia,

delle parole non aveva che farsene.

 

Sono dieci anni

che una ragazza non legge

le sue emozioni in me

ed il paesaggio di una ruga

Dentro me

si sorprende.

 

 

mai per mai

"non lo vedrò mai più"
osai quel giorno.
Ma "mai più" è troppo tempo,
è l'infinito.  

la signorina che non teme

poesia un po' tetra e lunghetta, lo ammetto, ma mi è stato detto di iniziare con questa, quindi ;)

 "parlami,
amica eterna
ed eterna nemica.
Ti prego,
dimmi perchè ci cerchi.
Perchè ci porti via.
Via dai nostri letti,
dai nostri cari."

Da Finisterre

PERSONAE SEPARATAE

 

Come la scaglia d'oro che si spicca

dal fondo oscuro e liquefatta cola

sul corridoio dei carrubi ormai

ischeletriti, così pure noi

persone separate per lo sguardo

d'un altro? È poca cosa la parola,

poca cosa lo spazio in questi crudi

noviluni annebbiati: ciò che manca,

e che ci torce il cuore e qui m'attarda

tra gli alberi, ad attenderti, è un perduto

senso, o il fuoco, se vuoi, che a terra stampi,

figure parallele, ombre concordi,

aste di un sol quadrante i nuovi tronchi

delle radure e colmi anche le cave

ceppaie, nido alle formiche. Troppo

straziato è il bosco umano, troppo sorda

quella voce perenne, troppo ansioso

lo squarcio che si sbiocca sui nevati

gioghi di Lunigiana. La tua forma

passò di qui, si riposò sul riano

tra le nasse atterrate, poi si sciolse

come un sospiro, intorno - e ivi non era

l'orror che fiotta, in te la luce ancora

trovava luce, oggi non più che al giorno

primo già annotta.

 


 

Un canto nel deserto

Da PAPAVERO E MEMORIA

 

La mano piena di ore, è così che venisti a me- io dissi:

I tuoi capelli non sono bruni.

Allora tu lievemente li alzasti sulla bilancia del dolore, e furono più pesanti di me.....

 

Venendo a te per nave, essi li caricarono, li offrono in vendita sui mercati del piacere -

Dal profondo tu mi sorridi, io a te piango dal piatto che resta leggero.

Io piango: i tuoi capelli non sono bruni, costoro offrono l'acqua del mare e tu ricambi con riccioli...

Tu mormori: costoro già riempirono il mondo di me, e io resto una forra nel tuo cuore!

Tu dici: circondati del fogliame degli anni - è tempo che ti accosti e mi baci!

 

Il fogliame degli anni è bruno, i tuoi capelli non lo sono.

 

Invano

Vane

Le parole

Scorrono come acqua

Invano

Provano a lavare

Il profumo di azioni consumate

Il rumore dei sogni infranti

Il sapore di labbra straniere

Le loro impronte sulle tue braccia …


Primavera

Freddo esplodi il colpo fatale

Al cuore che ingenua ti ho donato

Freme e nel suo sospiro fatale

Reca in bocca il nome dell’amato assassino.

Perdeva l’ultimo suo petalo Primavera,

E lo strale del colpo fatale accingeva

Il duro metallo addosso celava

Il prode arciere dalle celesti ali

Nascosto fra innocue piume soavi.

 

Colse infine l’attimo adatto

A compiere il breve misfatto.

Nel cuor della notte mi tolsi

Dal tiepido letto

e mi volsi

intrepida e Sconfitta dal desìo infetto,

Verso il destino mio maledetto.

 


Spes

Grevi nuvole si addensano

L’aria è scura

Il silenzio è gravido d’ombre

La terra brama la Vita

Il peccatore brama Salvezza

Il fiore l’acqua

L’amante l’amata.

Finchè

Il grembo della terra

fu scosso da lucenti fulmini …

Speranza, sublime e gentile, sorrise …

E la Terra riarse di gioia

 


 

Perchè la carezza trattiene

il bacio di Klimt
il bacio di Klimt
"cosa può fare ancora, dopo di Voi, un poeta? Un maestro (Goethe, ad esempio) lo si può superare, ma superare Voi - significa oltrepassare la Poesia"

Marina Cvetaeva

[...] Amanti, a voi, appagati l'uno dell'altro, 
io chiedo di noi. Vi afferrate. Ne avete la prova?
Vedete, accade che le mie mani s'avvedano l'una
dell'altra o che in esse il mio volto adusato
trovi riparo. Certo: è un poco di sensazione.
Ma chi per questo oserebbe affermare di essere?
Ma voi che nell'estasi dell'altro
crescete, finch'egli sopraffatto vi
supplica: non più -; voi che nelle carezze
diventate più ricchi come anni di vendemmia;
voi che talvolta soccombete soltanto perchè l'altro
del tutto prevale: io vi chiedo di noi. Lo so,
vi toccate beati così perchè la carezza trattiene,
perchè non svaniscono gli spazi che voi teneramente
premete; perchè lì avvertite il puro durare.
E' quasi eternità quel che vi promette l'amplesso.
E dunque quando avete superato lo spavento
dei primi sguardi e l'attesa alla finestra, e la prima
passeggiata insieme una volta attraverso il giardino:
amanti, lo siete ancora? Quando vi levate l'uno verso l'altro
e vi attaccate alla bocca-: bevanda a bevanda:
oh come stranamente chi beve sfugge al suo atto. [...]

(dalla seconda delle Elegie Duinesi)