Sogni
Stupide invenzioni mancate
fantasie troncate
Inutili storie create,
a casaccio…
Statue al sole di ghiaccio
Frammenti di vita non vissuta
Non vita,
in caduta…
Sfogo di menti dormienti
Senza pastore armenti
Di anime perse
Di pazzia asperse…
Sogni
Stupide invenzioni mancate
fantasie troncate
Inutili storie create,
a casaccio…
Statue al sole di ghiaccio
Frammenti di vita non vissuta
Non vita,
in caduta…
Sfogo di menti dormienti
Senza pastore armenti
Di anime perse
Di pazzia asperse…
Persa dietro una candela accesa
Un’ombra dorata accarezza il dorso della luna
E si dissolve, nuvola pigra
Nella bruma notturna che contorna le forme
Del mondo, fra le ciglia ormai socchiuse di un bambino
Soffici ali, leggere
Scivolano fra le palpebre calde.
Le ultime luci si spengono.
Un sorriso giace fra le guance rosee.
La notte è sorta, piena.
Decanta, soave vino
Virtù perduta, o forse divino
Dono silvano e gioia caduta
Nota svanita…
Decanta,
Come la vita
Mesciuta alla morte
si chiama sorte,
E dà l’illusione
D’esser sopita e poco ardita
Se di passione
Non muove azione.
Un granello di polvere
danza pigro nella luce accecante
del sole meriggio
e stanco si posa, dopo tanto volare
sul vetro opaco della finestra chiusa.
Un raggio dispettoso
gioca a rincorrere la sua ombra fra i miei riccioli bruni.
Sontuoso,
il silenzio copre ogni cosa
coperta calda che conforta la mia pace.
L'amore è sempre pettinato
e sa di pulito,
ha la barba ben fatta
e tutte le camicie senza pieghe!
La solitudine ha i capelli arrufati,
lo sguardo assonnato,
ed un libro di poesie sotto il braccio,
ma non dentro il cuore!
Non è un'angusta striscia litorale
questo letto dove noi siamo stesi?
Nulla è certo solo i tuoi alti seni,
vertigine che eccede il mio sentire.
E questa notte piena di tanti gridi
di bestie che si chiamano e si straziano,
non ci è paurosamente estranea? E ciò
che fuori spunta lento e ha come nome giorno,
non ci è quanto la notte incomprensibile?
Chiudere ci dovremmo uno nell'altro
come al centro de petali lo stame:
tanta è la dismisura ovunque, immensa,
che si accumula e su di noi si avventa.
Ma mentre l'uno all'altro ci stringiamo
per non vedere, ciò che da ogni parte ci minaccia
può venir da te, da me: perchè si nutrono
le nostre anime di tradimento.
di Cristina
Per me niente pedaggio
Sulla strada maestra
Lungo asfalti secondari
Al buio mi trascino
Sento parallela la mia generazione
Essa in coro
va al passo dei cartelli
Per me nessun compagno sulla via
Solo un giorno mi persi da me
Incoraggiati i piedi e lacci al cuore
Incrociai la strada illuminata
Compagno di un giorno
Che hai sciolto i lacci
E il piede affiancato
Non m’importa se sono tornata
Alla strada secondaria.
Un altro giorno mi perderò
E ti rincontrerò.
Una scacchiera
di alberi mutilati,
senza braccia
per coprirsi dal vento,
e di anime scolpite
dalla guerra in statue:
in mezzo il Reno
lava se stesso
con spugne di mattoni rossi
e schiuma di edifici distrutti, di fantasmi
di cuori andati,
pieni ancora
di birra e vento.
La sera le luci ambrate
riflesse dei boccali,
dissolvono il passato.
Rimangono le lanterne a gas,
ammiccanti alle vie, all'odore
della gente, e alle finestre
dai camini sorridenti.
Ed una enorme voglia di Te
che non esisti.
Ti sorprende il Reno
in sottofondo
che culla tutto.
Se dotta
Lan guente e bea ta
à nima
del dotto a favellar com piacente
sì diletta, ne bea...
Immobile
il mio affetto appeso ad una gruccia
Osserva impotente
A pugni chiusi
Il letto disfatto.
TRIESTE
Ho attraversato una cittá.
poi ho salita un´erta,
popolosa in principio, in lá deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la cittá.
Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace
é come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest´erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'íngombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, lúltima, s´aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un´aria strana, un´aria tormentosa,
l´aria natia.
La mia cittá che in ogni parte é viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.
Le mie mani
nudi rami spogli
si aggrappano lente
all'ultimo sole di Maggio.
Solerti ancelle
dalle esili dita d'avorio
rimano storie
di un tempo che fu.